Attività & News

Selezioniamo dal 1999 le migliori artigiane d'Italia. Ma non solo. Sotto il nostro luminoso lucernario si alternano stilisti, designer, chef, scrittori, marchi prestigiosi. C'è un mondo di idee intorno ai laboratori artigianali che hanno scelto il nostro spazio al centro di Roma. Una sorpresa al giorno. Non è un negozio. È molto molto di più.
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News
Pubblicato il: 18 luglio 2016

MONILIDARTE: intervista a Dania Corti

«Leggerezza e sintesi sono le caratteristiche che definiscono il lavoro di Monilidarte: un gioco delle forme tra equilibrio e dinamicità, tra il gioiello ed il corpo che lo indossa. Come nella natura non esistono forme identiche, allo stesso modo i nostri monili sono pezzi unici». Così descrivono le proprie creazioni Dania e Francesco, che da oltre un decennio hanno dato vita a una bottega artigiana del gioiello d’autore. Monilidarte si distingue per le linee sinuose e aggraziate, un approccio etico alla produzione e al consumo, l’uso di pochi e studiati materiali che originano delicati contrasti cromatici.

Le Artigiane: Monilidarte prende avvio una decina di anni fa da due incontri particolari. Ce ne parli?

Dania Corti: Ho studiato all’Accademia di Belle Arti, pittura, e quando l’ho finita ho intrapreso un viaggio in Sudamerica dove ho conosciuto artigiani che con il filo in metallo realizzavano cose bellissime, plasmando con poco oggetti meravigliosi. E così, tornando, per gioco, ho iniziato anch’io con le pinze e con il filo. È diventato un lavoro quando ho incontrato Francesco, che è il mio compagno: lui già sapeva saldare e mi ha dato una mano a trasformare una bigiotteria in un gioiello. Per me è stato facile: se sai disegnare e fare una scultura è un attimo, viene spontaneo.

Che tecniche usi oggi?

La lavorazione a cera persa per creare volumi e forme che con la lastra e il filo non riesco a dare; con la cera si può fare qualsiasi cosa. E la combino con altri procedimenti. Intervengo con la saldatura, poi inserisco dettagli originali e ottengo un monile ogni volta diverso, unico.

In dieci anni che cambiamenti hanno interessato Monilidarte?

Nel design c’è una ricerca continua e le forme si evolvono. Inoltre le collezioni devono sì piacere a me, ma anche alle persone, quindi cerco di capire cosa funziona. Però ho dei punti saldi: il gioiello deve essere comodo, morbido, facile da usare. Ad esempio con le collane lavoro sulla mobilità, non sono statiche, spesso si possono mettere in più maniere o regolare in base al corpo; giocano con le forme di chi le indossa.

La tua è una formazione da artista… Sono delle sculture “portatili”?

Non amo definirmi un’artista. Faccio gioielli artistici, creativi, di design, ma sono un’artigiana. Ho un’idea dell’arte diversa, anche se nei miei oggetti c’è studio, ricerca, anche un pensiero o un tocco di poesia.

Cosa significa essere un artigiano oggi?

Il mio essere artigiana è fare pezzi unici, creare un gioiello per ogni individuo. Siamo tutti diversi e mi piace che ciascuno possa scegliere e ritrovarsi in un monile. Spesso interagisco con il cliente che desidera qualcosa di personale dando una mia interpretazione al suo sentire. C’è chi si ritrova nel cassetto la pietra della nonna o l’anello della mamma di cui vuole mantenere il ricordo ma con un design più contemporaneo e dopo una bella chiacchierata realizzo quanto richiesto.
In questo momento storico è difficile nel senso che c’è una grossa omologazione e si fa fatica a capire il lavoro. Sul mercato ci sono cose molto laboriose che costano niente... la gente dovrebbe iniziare a chiedersi come mai costano così poco. A parte la produzione in serie, che abbatte le spese ma genera soldatini vestiti tutti uguali, c’è anche il capitolo sfruttamento.
Il prezzo dei nostri  gioielli nasce dal costo di gestione dell’attività, dalla materia prima e dalle ore che materialmente impieghiamo per produrre. Per scelta non ci appoggiamo alla grossa distribuzione.

Dell’etica avete fatto un principio costante.

Riguardo l’inserimento di diamanti utilizziamo “Ethical Diamond”, progetto di importazione etica creato da Francesco Belloni. L’argento che adoperiamo proviene da lavorazioni di recupero di rifiuti industriali. Quando ci troviamo di fronte a clienti che vengono a trovarci nel laboratorio che desiderano realizzare un gioiello su disegno spieghiamo loro l’importanza dell’attenzione etica ed ecologica nei cicli di lavorazione e nella provenienza dei metalli.

Da dove nasce la passione per argento, bronzo e rame, costanti nei vostri gioielli?

Mi piace l’accostamento dei colori, il bianco dell’argento e il rosso che può essere dato dal rame o dal bronzo. L’utilizzo di un materiale piuttosto che l’altro è determinato dal tipo di lavorazione che si sceglie. Amo giocare con le forme, con i vuoti, i pieni, gli spazi, e con le differenze cromatiche e materiche. La pietra per me è troppo, la vedo come qualcosa in più, crea confusione nel disegno. È una scelta estetica che si avvicina al mio gusto e alla mia ricerca, che parte sempre dal disegno. Il rosso del rame o del bronzo è come una pennellata di colore.

Siete in due; come vi suddividete il lavoro? Vi avvalete della collaborazione di altre persone?

I gioielli nascono all’interno del nostro laboratorio e sono prodotti esclusivamente da me e il mio compagno. Io sono alla parte creativa, disegno e sto in laboratorio tutto il giorno. Poi c’è Francesco che mi aiuta quando c’è tanto lavoro, salda e lucida. E segue tutta la parte che per un artigiano è sempre difficile gestire: il cliente, il fornitore, decidere quali fiere fare, il commercialista...

Adesso avete diverse collezioni in produzione. Quali le caratteristiche e che relazione hanno tra loro?

Il mio “slogan” è che il monile non è un oggetto che si appoggia al corpo, ma è un oggetto che gioca con il corpo: il vero gioiello siamo noi, ciò che indossiamo deve solo fare emergere il bello che c’è sotto. Ed è fatto di pieni, vuoti e mobilità. Dando più valore al vuoto è nata la collezione Aria. Però l'essenza dell’uomo è terrena, dunque nasce la collezione Terra, con il metallo più materico, vivo, grezzo. C’è sempre un filo conduttore che le unisce che è dato una continua ricerca sulle armonie della natura. Ad esempio, mi piace l’asimmetria, un’armonia di elementi che agiscono insieme ma non si ripetono. Ci sono dei principi che si combinano e dei pensieri che si rincorrono, che congiungono le diverse collezioni.

È una progettazione a tavolino?

Ci sono mesi in cui mi dedico maggiormente alla progettazione e mesi in cui produco tutto ciò che ho progettato prima. Ogni anno cerco di realizzare qualcosa di nuovo e questo agire non è pianificato ma è un  mio bisogno, nasce spontaneo. Purtroppo non sempre i miei tempi di progettazione e produzione coincidono con le richieste della rete di distribuzione che abbiamo creato, ma anno dopo anno cerchiamo di aggiustare il tiro.

Come vi proponete per farvi conoscere? Fate fiere, vi affidate solo ai negozi?

Abbiamo fondato il nostro lavoro sulla collaborazione con i negozi. Le fiere che facciamo sono poche: quelle a cui partecipiamo si svolgono nel territorio a noi circostante. Questo ci permette di farci conoscere dal cliente privato. Mentre per l’acquisizione di nuovi negozi preferiamo cercarli attraverso una nostra indagine poiché ci piace tessere, oltre al rapporto commerciale, anche dei rapporti umani con le realtà che vendono i nostri gioielli.

Quali le difficoltà incontrate lungo il tragitto e come sono state risolte?

Le difficoltà maggiori sono state quelle di creare una rete di vendita  estesa a livello nazionale. Le ulteriori difficoltà sono quelle che tutti gli artigiani vivono e che sono legate alle liquidità e al ritrovarsi continuamente  frenati  per  nuovi progetti  per mancanza di risorse sia economiche che di tempo.

Progetti futuri?

Non ho grandi sogni nel cassetto, la cosa che mi piacerebbe mettere in pratica è quella di avere più tempo libero, dare più spazio a quella parte di vita che va oltre al lavoro, linfa vitale per la mia creatività.

Perché si dovrebbe scegliere voi?

Questa è una domanda che non mi sono mai posta. Sicuramente uno sceglie il nostro gioiello perché gli piace.  Monilidarte non è un brand per il quale si spende pubblicità per divulgarlo alle grande masse, noi siamo due artigiani che vivono del proprio lavoro e che tra l’altro non hanno obbiettivi espansionistici per la loro micro azienda.  Ci piace il piccolo, l’autoproduzione:  se scegli noi è perché scegli di essere diverso.

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Attività
23/04/2016
17:00/19:00
Attività terminata

VISIONI

Inaugura sabato 23 aprile il quarto appuntamento dedicato all’arte contemporanea una collaborazione tra Le Artigiane e Takeawaygallery. Il CFC - Centro di Fotografia e Comunicazione di Pescara è il protagonista della “settimana di scambio e rete tra realtà diverse”
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News
Pubblicato il: 19 luglio 2016

BAKARÀ: intervista a Federica Garofalo

Un marchio tutto siciliano ideato da due giovanissime sorelle, Federica e Roberta: la prima laureata in economia; la seconda a Londra per studiare moda e comunicazione. Bakarà prende vita quattro anni fa e approda da noi a Le artigiane durante la primavera 2016. Borse e accessori costituiscono il nucleo centrale dell’attività, che si compone anche di una linea mare e, dalla stagione in corso, di una collezione di t-shirt. Le caratteristiche di questo coloratissimo e dinamico brand: la ricerca di materiali innovativi, il taglio minimal e essenziale, la trasversalità. Le Artigiane: Ci racconti gli esordi di Bakarà? Quando nasce e con quale idea? Federica Garofalo: Abbiamo un’azienda di famiglia che si occupa di produzione di abbigliamento da lavoro personalizzato e gadget per eventi. Io lavoro qui con i miei genitori, mia sorella invece più piccola, andava ancora a scuola. Durante l’ennesimo pomeriggio immerse nei tessuti spunta fuori una cartella colori favolosa di un materiale particolare. Incrocio di sguardi, infine l’intuizione. Abbiamo detto proviamoci, inventiamoci delle borse. Da quel momento ci abbiamo impiegato circa cinque o sei mesi. Poi finalmente è partito il progetto Bakarà. Un’idea che nasce puramente per gioco. Questo quando? Dicembre 2012. Io avevo 25 anni e Roberta 15. Come si è evoluto man mano? Come si è passati a farne un impegno a tempo pieno e un brand di successo? Dal gioco ai prototipi, i primi campioni, poi abbiamo fatto vedere la collezione ad alcuni amici negozianti, sentendo un po’ di pareri. Gli articoli piacevano. Allora abbiamo deciso di realizzare l’e-commerce, e di informarci per le fiere di settore. Ci siamo iscritte a varie categorie, tra cui Confindustria, e abbiamo iniziato a presentare Bakarà in giro, facendolo uscire dalla Sicilia, che tutto è tranne che terra di moda. Prime fiere Parigi e Milano. Realizzate tu e tua sorella le borse e gli accessori? Come vi suddividete il lavoro? Bakarà è un brand della nostra azienda; gestiamo la produzione all’interno con i nostri sarti e ricamatori. Noi due creiamo il disegno, dall’idea al perfezionamento, dopodiché grazie ai sarti studiamo i difetti e li andiamo a correggere. Non c’è borsa che va in produzione se non ha almeno un particolare di tutte e due. Cioè, ogni elemento deve avere delle idee di ciascuna sorella. Questo è il patto. Tu con una laurea in economia; Roberta studia moda e comunicazione a Londra. Unire la conoscenza sartoriale e dei tessuti, imparata fin da bambine in famiglia, con competenze economiche e pubblicitarie. Una combinazione vincente… Bakarà rompe le regole perché non siamo laureate in moda, anche se mia sorella sta studiando questo e ora è più competente. In un periodo particolare come quello d’oggi ci hanno scoraggiato, detto “siete pazze”, però noi ci abbiamo voluto provare lo stesso. E adesso iniziano ad arrivare le prime soddisfazioni perché abbiamo diversi punti vendita in Sicilia ma anche fuori. Nell’ultima fiera abbiamo preso negozi di Milano, Bergamo, in Friuli, in Veneto, in Puglia… cominciamo ad essere più visibili; seminiamo anche in Italia. Per ora all’internazionalizzazione non state ancora pensando? Prima vi rafforzate sul territorio, poi si parlerà anche dell’estero? In realtà ho venduto già in Portogallo, in Inghilterra e ad Abu Dhabi, a buyer che vogliono capire se può funzionare, persone che ci stanno dando fiducia. In Portogallo siamo alla terza stagione, diciamo che il rapporto si è fidelizzato. Quello che ripetiamo sempre è che montarci la testa non serve a niente; stiamo facendo come le formichine: piano piano andiamo a decidere come investire. Cerchiamo di farci conoscere il più possibile, di avere la testa sulle spalle e di portare avanti Bakarà nel migliore dei modi. Ritornando al prodotto: si può personalizzare? Assolutamente sì. Da quest’anno abbiamo dato la possibilità ai clienti e ai negozianti che hanno una campionatura da mostrare, di realizzare sulle borse due o tre lettere, e il cliente può scegliere tra il ricamo, una stampa normale oppure una stampa a rilievo. Qualcuno ci ha chiesto di inserire dei diminutivi, le iniziali o dei numeri. E da questo mese personalizziamo anche i nomi per intero, fino ad un massimo di 8 lettere. I vostri tessuti sono molto particolari. Che tipo di ricerca c’è? Esigevamo un prodotto che fosse diverso da quello che gira in commercio. L’ultimo boom è stato il neoprene ma ci sono troppi competitor. Noi abbiamo scelto un poliestere tridimensionale, dalle innumerevoli caratteristiche. La particolarità è che è super leggero; lo puoi stropicciare, lavare, è difficile rovinarlo. Abbiamo cominciato con otto colori, ma già per l’inverno ne abbiamo presentati dieci, e per l’estate prossima ne aggiungeremo degli altri, che andiamo sempre ad accoppiare con l’ecopelle, proprio perché è sostenibile, e non fa male agli animali. Le borse e la linea mare: di quanti pezzi consiste la nuova collezione? La Kubie è nuova, con i manici che sembrano due orecchiette… Stiamo puntando molto su quella. È la nostra particolarità ed è il modello che ci contraddistingue di più. Una piccola borsa a forma di cubo perfetta per le serate e gli eventi. Poi ci sono le Shopper, ampie e colorate, e le Buste, di due formati diversi; infine le pochettine per il trucco, da mettere dentro lo Shopper. Per la linea mare abbiamo utilizzato un canvas di cotone arricchito dal bordo in poliestere tridimensionale per realizzare delle borse molto grandi, con portacellulare e portaocchiali inclusi. Fa parte dello stesso set un cuscino gonfiabile che si può bagnare e mettere al sole, e il telo in microfibra. Per il completo mare pensiamo sia carino avere più di un oggetto da sfoggiare. Infine ho visto delle magliette con un packaging in plastica fantastico… Abbiamo preso tre citazioni latine e le abbiamo storpiate in maniera divertente, come “Carpe that fucking diem”, “Verba volant dreams manent”, e “Errare umanum est, I’m diabolicum”. Le abbiamo fatte un po’ per scommessa, anche per divertirci, e stanno piacendo molto. La t-shirt è un articolo che va sempre; se ci metti la frase divertente è difficile che non piaccia. Per il futuro abbiamo in progetto di inserirne delle altre. Al momento abbiamo scelto un packaging originale, una busta in pvc che può essere riutilizzata come porta solari. La vostra è una ditta artigianale. Cosa significa fare artigianato oggi? I nostri prodotti sono completamente fatti a mano. Per me artigiano non è solo chi crea la borsa all’uncinetto in casa; artigianato oggi significa oggetto totalmente Made in Italy. Realizziamo tutto qui in Sicilia, anche se non personalmente: abbiamo sarti e ricamatori con cui collaboriamo passo passo; siamo una piccola azienda del Sud e stiamo cercando di far crescere Bakarà. Io seguo ogni cosa, dal disegno all’etichettaggio, il confezionamento e la spedizione. Capisco che di artigianalità ognuno ha il proprio concetto ma per me è questo: creare tutto all’interno della nostra azienda, fare un prodotto che dal nulla possa essere venduto in Italia e all’estero. Le difficoltà incontrate lungo la strada? Sicuramente partire dalla Sicilia che, come dicevo prima, non è una terra di moda. Però c’è la nostra azienda, c’è la nostra famiglia e noi vogliamo far conoscere quello che si può realizzare qui. Le difficoltà sono tante perché aiuti non ce ne sono. La Regione ci ha dato la possibilità di partecipare a qualche fiera nei mesi scorsi, ma dobbiamo sempre fare tutto con le nostre finanze. Progetti in cantiere? Collaborazioni con alcuni volti famosi per far sì che il marchio giri di più, oltre alle numerose già attivate e in cantiere con fashion blogger e amiche che spesso si prestano a farsi fotografare con le nostre borse. E poi ancora tante fiere, perché abbiamo avuto dei bei risultati e tanti ne vogliamo ancora ottenere. Ultima domanda: cosa significa Bakarà? Riprende l’idea del gioco e la nostra sfida è nata per gioco. Poi c’è un segreto. Se togli le A, rimane la B che è la B di borsa, la K di Kika perché io sono Federica ma mi hanno sempre chiamato Kika, e la R di Roberta. Volevamo che il nome avesse un significato tutto nostro, e pensiamo di esserci riuscite.  
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Mostra
21/06/2016
10:00
Mostra terminata

MonèArt e la Moda Etica

Maurizio Cignitti: orafo con anni di esperienza. Lavgon: è un laboratorio al femminile di Moda Etica...
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Mostra
06/06/2016
10:00/18:00
Mostra terminata

Spille, collane e costumi

Una settimana con tante idee nel nostro spazio esclusivo al centro di Roma: 1)   Anna Tamagni: spille che copiano rose, papaveri e calle. I Tessutimanomessi sono realizzati con una particolare tecnica di tintura chiamata “maltinto”. La passione per i colori porta Anna a realizzare collane e bracciali con tessuti dalle mille sfumature. 2)   Federica Gianetti: la passione per le cose da indossare. La nuova collezione di cappelli e costumi da bagno.
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Attività
03/06/2016
17:00/19:00
Attività terminata

L’Arte della frontiera Est

Le Artigiane, in collaborazione con Takeawaygallery, presentano il M.A.R.T. - Movimento Artistico Roma Trieste presso lo show-room in via di Torre Argentina 72 a Roma: una esposizione di tredici artisti provenienti da Trieste, capoluogo di quella Regione Friuli Venezia Giulia...
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Mostra
14/01/2017
Mostra terminata

MOODIA

Manuela Orsucci presenta la sua collezione invernale. Sarà proprio lei a consigliarvi e a guidarvi tra le occasioni da non perdere (sconti fino al 60%).
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News
Pubblicato il: 21 febbraio 2017

Due in uno: due libri in una sera.

  Ciro Amendola - Non ci Credo, ma è Vero Stefano Caviglia Storia di un Locale Sfitto Due libri da leggere con attenzione. Li presentano gli autori. Giovedì 2 Marzo 2017 alle 18:30 - Stefano Caviglia: Storia di un locale sfitto (Rubettino) ovvero come è difficile far rendere una piccola proprietà ricevuta in eredità. - Alfonso Celotto (alias Ciro Amendola): Non ci credo, ma è vero (Historia edizioni). Un viaggio divertente, a tratti allucinante, nei meandri della burocrazia italiana.
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News
Pubblicato il: 22 febbraio 2017

ANCORA SALDI!

Sconti dal 20% al 75% Nel nostro spazio esclusivo al centro di Roma l'occasione per conoscere alcune tra le più brave artigiane italiane. Gentili e disponibili.
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News
Pubblicato il: 13 marzo 2017

STESI DALLE TESI – La Festa del Bel Sapere

Sabato 1° Aprile 2017

Stesi dalle Tesi un innovativo intrattenimento culturale più sorprendente e artigianale che mai per ridare vita a 5 tesi di laurea che esplorano la creatività artigiana femminile e non solo.

Una vera e propria Festa del Bel Sapere - aperitivo compreso - condividendo saperi, storie e passioni perché come diceva Einstein

“La creatività è contagiosa. Trasmettila!”

Proponi subito la tua tesi su argomenti attinenti all'artigianato.

Prenota ora il tuo posto sull'Evento Facebook

Ingresso € 5,00 - Aperitivo compreso presso il nostro spazio espositivo

Per altre info: Stesi dalle Tesi o anche la Pagina Facebook

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Mostra
04/02/2017
Mostra terminata

SUPER CASHMERE

Signorie Venete presenta la sua produzione tutta italiana per la prima volta a Roma...
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Mostra
07/04/2017
10:00/19:30
Mostra terminata

TALENTI DI PRIMAVERA 7-8-9 Aprile

Vogliamo celebrare i nostri cinque anni di attività aprendo le porte ai creativi e agli innovatori del Made in Italy con cui abbiamo condiviso idee, colori, tracce, saperi e lavoro. “Talenti di Primavera” è un’esposizione, uno spazio di esperienza, assaggio, mani, arte, creatività e design. Questo evento nasce con lo spirito di mostrare i risultati di cinque anni di networking collaborativo: il primo evento di co-branding italiano. In collaborazione con Le Artigiane®, abbiamo aperto le porte alla qualità e alla creatività del Made in Italy. Speriamo vogliate farne parte.
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26/03/2017
10:00/19:30
Mostra terminata

TRIS D’ASSI

Lessico Tessuto, Marisa Pignataro e Simonetta Barbarossa presentano le collezioni di primavera. linee essenziali, ricerca dei materiali, qualità di prduzione.
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News
Pubblicato il: 2 maggio 2017

Le Artigiane su Millionaire di Maggio!

Giampaolo Colletti racconta la nostra storia sulla rivista di Business Millionaire !   Giampaolo Colletti parla de Le Artigiane sulla rubrica WWWorkers di Millionaire Giampaolo Colletti parla de Le Artigiane sulla rubrica WWWorkers di Millionaire[/caption]
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News
Pubblicato il: 20 maggio 2017

CORTINA A ROMA: L’ESTATE VOLA ALTO

Giovedì 25 maggio alle 11:00 Inizia il conto alla rovescia per un’estate in quota: la conferenza stampa di Cortina Marketing Se.Am. a Roma, a due giorni dall’apertura degli impianti, prevista a Cortina per sabato 27 maggio. [caption id="attachment_1389" align="alignleft" width="300"]CORTINA DOLOMITI CORTINA DOLOMITI[/caption] Presenti alla conferenza alcuni protagonisti dell’estate della Regina delle Dolomiti, il Consigliere federale FITARCO Stefano Tombesi e il Presidente del Comitato organizzatore di Coppa d’Oro delle Dolomiti, Alessandro Casali. Appuntamento presso lo spazio Le Artigiane, luogo a due passi dal Pantheon, ma soprattutto spazio che incarna un’idea, tutta al femminile, di Livia Carchella e Bruna Pietropaoli. Comunicato Stampa Cortina d'Ampezzo, 23 maggio 2017_L’estate ampezzana è pronta a spiccare il volo: giovedì 25 maggio alle ore 11.00 presso lo spazio Le Artigiane in via di Torre Argentina 72, Cortina Marketing Se.Am. presenterà le novità della Regina delle Dolomiti per la bella stagione. Ospiti della conferenza stampa il Consigliere federale FITARCO Stefano Tombesi – Responsabile del settore Tiro di Campagna di cui, a Cortina, si disputeranno a settembre i Campionati italiani e nel 2018 i Mondiali – e il Presidente del Comitato organizzatore di Coppa d’Oro delle Dolomiti, Alessandro Casali. A fare gli onori di casa Livia Carchella che, assieme a Bruna Pietropaoli ha concepito, la vigilia di Natale del 1999, l’idea di uno spazio per l’artigianato al femminile, che è poi divenuto un luogo – Le Artigiane appunto – a due passi dal Pantheon. «È un onore essere ospitati in uno spazio che è un’idea realizzata: uno scrigno di abilità, di storie, di bellezza e di sensibilità, tutta al femminile. Un luogo in cui presentare con grande dignità la ricchezza di proposte della Regina delle Dolomiti, che ha ancora molto da svelare: per questo, giovedì 25 maggio, inviteremo nuovamente la stampa, accreditatasi con entusiasmo all’incontro, a conoscere Cortina di persona» dichiara la Direttrice di Cortina Marketing Se.Am. Gabriella Talamini. Nel corso della conferenza romana, infatti, i giornalisti presenti potranno iscriversi al viaggio stampa previsto a Cortina dal 30 giugno al 2 luglio e prenotare, inoltre, i loro pass per gli impianti di risalita che apriranno due giorni dopo l’incontro, per l’estate 2017. A rendere ancor più piacevole questo primo assaggio dell’ospitalità e dell’esperienza tra le vette della Regina delle Dolomiti, un’installazione audio-video sul piano rialzato che ospita la conferenza, inondata dalla luce naturale del lucernario, e il buffet a creare un ponte tra Cortina e la città eterna, in un gioco di rimandi che solletica cuore e palato. Al seguente link la cartella stampa estate 2017 di Cortina d’Ampezzo, completa di immagini in alta definizione, per cui si prega gentilmente di citare il credito fotografico ove indicato nel nome del file:

CREDTIS&ARCHIVE

 UFFICIO COMUNICAZIONE Cortina Marketing - Se.Am.

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